Dr. Lasker docet

(Riccardo M.)
Emanuel Lasker (1868-1941) è stato il campione del mondo che ha dominato la scena internazionale e tenuto lo scettro per più anni: dal 1894 al 1921. Non erano solo le sue qualità tecniche ad issarlo un gradino al di sopra degli altri, erano anche le sue qualità umane e professionali. Non dimentichiamoci infatti che Lasker era dottore in matematica, ma che scrisse anche opere di filosofia [1] e agli scacchi sapeva applicare determinati principi che gli derivavano da quelle conoscenze ed esperienze.

Nel 1921 egli tenne delle lezioni di scacchi in un circolo di Madrid, il cui tema non erano elementi tattici o tecnici del gioco, ma qualità della persona, come la profondità di pensiero, l’intelligenza, la fantasia, la sorpresa, la creatività, la pazienza, persino l’umorismo.

L’intelligenza in senso lato è, ad esempio, qualcosa di ben diverso dalla sapienza scacchistica in senso stretto. Potremmo fare facili paralleli con altri sport. Prendiamo il tennis: qui prevale sugli altri non soltanto chi gioca i colpi migliori, ma anche chi sa individuare le debolezze dell’avversario e riesce a farlo giocare meno bene insistendo su quelle.

Non è certo un caso se Richard Reti (1889-1929) sostenne un giorno che una delle qualità di Lasker fosse quella di saper spesso tralasciare la mossa migliore e scegliere quella che riteneva “più fastidiosa” per il suo avversario. Insomma, per il campione tedesco una partita a scacchi era una lotta fra due modi di pensare e di essere, un confronto fra forze e debolezze generali dei due contendenti. Tutto ciò dava un fastidio incredibile al suo connazionale e rivale Siegbert Tarrasch, ma di ciò parleremo prossimamente in altro articolo.

Scriveva così Reti su Lasker [2] : “Nei suoi saggi ed articoli egli paragonava gli scacchi alla vita. Nel suo “Der Kampf” (“La lotta”) intendeva il lottare come il superamento delle difficoltà che s’incontrano nella vita. Lasker cercò di scoprire delle leggi generali che regolassero il modo di condurre la lotta nella maniera più redditizia. Questa attività non fu fine a se stessa, ma gli servì da materiale su cui lavorare per sviluppare la sua teoria filosofica. E’ significativo che Lasker, il campione del mondo del suo tempo, non abbia avuto discepoli ….”

Nel corso di quelle lezioni madrilene del 1921 Emanuel Lasker presentò alcune posizioni in cui sembra che un insieme delle doti sopra descritte riesca in maniera sorprendente a condurre al successo un abile e intelligente giocatore. In realtà si trattava di partite già segnate e quelle doti si erano evidentemente di più esplicate nelle precedenti fasi di gioco.

“UnoScacchista” ne ha reperite tre. Ve le mostra oggi (ma sono ben note) dopo 97 anni dalla loro presentazione da parte del dottor Lasker campione del mondo. Ecco la prima:

Lasker docet (1)

Qui, spiegò Lasker, l’emozione che si produce sulla scacchiera e nell’animo dei giocatori è la “profondità”. Il Bianco vince con:

1. Ab8! Txb8 2. Rc7! Txb6 3. cxb6 e poi matto. Povero illuso pedone f2!

Ecco, invece, un esempio di “intelligenza”:

Lasker docet (2)

Come dite? Facile per un “lampista”? Il pedone bianco “h6” arriva prima del pedone nero “a3”? Mica tanto …. Infatti se il Bianco spinge subito in h7, va a incocciare contro la 1….Ae5! e il Re non può prendere questo alfiere perché dopo 2…a2 sarebbe il Nero a promuovere con scacco e guadagnare la Donna h8. E allora? Semplice, basta trovare una intermedia e poi effettuare la spinta in h7. L’avete vista? No? E’ 1.Cb4! Rxb4 (forzata) 2.h7 Ae5 3.Rxe5 a2 4.Ae1+ (ecco la differenza!) Rb3 5.Ac3! Rxc3 6.h8=D ed è il Nero a soccombere grazie allo stesso trucco d’interposizione dell’Alfiere.

Terzo e ultimo esempio, brevissimo; il tema è la “sorpresa”:

Lasker docet (3)

Il Bianco vince con la sorprendente (a prima vista) 1.Tc8+ Txc8 2.Dxa7+ Rxa7 3.bxc8=C+

Per concludere su Emanuel Lasker (e unendoci a Reti): Lasker è stato uno dei pochi campioni a non aver avuto imitatori. Il motivo? Tutti gli altri studiavano “la scacchiera”, lui preferiva studiare “lo scacchista”. Meno facile, vero? Logico pertanto che a parlare di lui si sia anche noi di “UnoScacchista”!


[1] di queste opere filosofiche ne esiste una oggi tradotta in italiano: “Lasker, filosofia della lotta”, a cura di Boris S. Vajnstejn, Prisma Ed. 1997.

[2] in “Nuove idee negli scacchi” (1922), Carucci Ed. 1981, Mursia Ed. 1999.

2 thoughts on “Dr. Lasker docet

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  1. A very interesting and felicitous article, showing this specific quality of Lasker. Thank you Ricardo

    Un articolo molto interessante e felice, che mostra questa qualità specifica di Lasker. Grazie Ricardo

    Mi piace

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