Il cavallo di Troia e il fair play di Napoleone

(Roberto C.)
Ricordo che sentii parlare del ‘cavallo di Troia’ dai tempi della scuola dell’obbligo e che, circa mezzo secolo fa, rimasi affascinato nel vedere la scena nell’Odissea tramessa su RAI 1 nel 1968 dove ciascuna puntata era preceduta dal poeta Giuseppe Ungaretti che leggeva alcuni versi del poema.

[In apertura “La processione del cavallo di Troia” di Giandomenico Tiepolo]

La leggenda mitologica greca del ‘cavallo di Troia’ non viene narrata nell’Iliade di Omero ed è appena citata nell’Odissea, ma viene narrata nel II libro dell’Eneide di Virgilio alla regina Didone di Cartagine da Enea, un principe troiano in esilio che divenne il capostipite della genealogia che avrebbe poi fondato la città di Roma.

Helen_of_Troy,_De_Morgan
“Helen of Troy” di Evelyn De Morgan

L’episodio si riferisce allo stratagemma escogitato da Ulisse dopo dieci anni di assedio da parte dei Greci: quello di allontanarsi da Troia lasciando un gigantesco cavallo di legno con nascosti al suo interno degli uomini; secondo la Piccola Iliade 13, mentre secondo Apollodoro 50, per Tzetze 23 e per Quinto Smirneo 30; alla fine si stabilì che furono 35. Tra loro Menelao che, insieme al fratello Agamennone, radunò l’esercito per muovere la guerra contro Troia [1] a causa del rapimento di sua moglie Elena, la donna più bella del mondo, regina di Lacedemone (la futura Sparta) e Odisseo, cioè Ulisse, il re di Itaca, chiamata la terra del sole.

Mentre si conosce il sito archeologico di Troia ancora non si sa bene quale sia Itaca ma l’inglese Samuel Butler, recatosi per i suoi studi frequentemente in Sicilia, in particolare nel territorio trapanese, in un libro del 1897 formula un’ipotesi affascinante che l’Odissea sia stata scritta da una trapanese e che Itaca sarebbe l’isola di Favignana, la principale delle Egadi, nota agli antichi greci con il nome Aegusa (Αιγούσα, isola delle capre); un’isola dalla forma di farfalla dove soffia il Favonio (dal latino favonius), nome del vento che gli ha dato il nome e con il quale i Romani chiamavano quello caldo proveniente da ovest, cioè il ponentino.

Adesso però, visto che sappiamo tutti come andò a finire la guerra di Troia, diminuiamo il numero degli uomini (nascosti) da 35 ad 1 per passare ad un altro stratagemma o forse, è meglio dire un trucco, anch’esso ottimamente congegnato, quello dell’Automa che gioca a scacchi, conosciuto anche come il Turco.

o_turek

 

La storia degli scacchi, antica di almeno millecinquecento anni, è ricca di leggende, aneddoti e curiosità ma quelle che più contano sono le certezze e, tra queste, una delle più famose è la “macchina” costruita nel 1769 dal fisico ungherese Wolfang von Kempelen; in realtà non esattamente una “macchina” ma, semmai, un “cavallo di Troia”. Costituita essenzialmente da un mobile di legno con degli sportelli avanti e dietro ed un pupazzo vestito di stoffa, raffigurante un turco in abiti orientali e turbante, il Turco non era una “macchina” perché al suo interno, permetteva di nascondere un uomo di piccola statura, solitamente un buon giocatore di scacchi come ad esempio il polacco Worowski, il francese Mouret (concedeva all’avversario un pedone di vantaggio e il diritto alla prima mossa vincendo oltre il 99% delle partite giocate) e, soprattutto, Schumberger, un giovane alsaziano che dal 1826 diede grande fama al ‘giocatore orientale’.

Il Turco fu presentato per la prima volta per stupire e divertire la corte di Maria Teresa, Imperatrice d’Austria e Ungheria quando giocò e vinse con l’Imperatore d’Austria Giuseppe II; in seguito vinse con molte altre personalità, tra cui lo scienziato e politico statunitense Benjamin Franklin e Napoleone Bonaparte I, l’Imperatore di Francia.

Napoleone giocò spesso a scacchi e pur essendo quel “geniale stratega di Ulm e di Austerlitz, impareggiabile manovratore di grandi armate[2] non solo era un mediocre giocatore dalla scarsa abilità nel nobile gioco ma quando stava per perdere era capace anche di barare, muovendo i pezzi dove non si poteva e per la sua irascibilità non riusciva a trattenersi dal gettare in terra i pezzi, cosa che accadde in più occasioni; la più famosa di queste proprio contro il “Turco”, il 9 ottobre 1809 nel Castello di Schonbrunn (Vienna), quando dopo aver perso le prime due partite, una in maniera veramente disastrosa, avvolse con uno scialle da donna il volto, il collo ed il corpo dell’Automa forse “per mettere alla prova la teoria secondo la quale secondo cui un uomo nascosto all’interno potesse guardare la scacchiera attraverso una fessura” e che, dopo essere stato nuovamente sconfitto, “spazzò via gli scacchi dal tavolo e uscì allontanandosi dalla sala furioso.[3]

Napoleon_Schonbrunn

Napoleone – Automa (manovrato dal Maestro Johann Allgaier) 0-1
1.e4 e5 2. Df3 Cc6 3. Ac4 Cf6 4. Ce2 Ac5 5. a3 d6 6. O-O Ag4 7. Dd3 Ch5 8. h3 Ae2 9. De2 Cf4 10. De1 Cd4 11. Ab3 Ch3 12. Rh2 Dh4 13. g3 Cf3 14. Rg2 Ce1 15. Te1 Dg4 16. d3 Af2 17. Th1 Dg3 18. Rf1 Ad4 19. Re2 Dg2 20. Rd1 Dh1 21. Rd2 Dg2 22. Re1 Cg1 23. Cc3 Ac3 24. bc3 De2#

Non proprio un bell’esempio di sportività perché qualunque sia il risultato finale, è buona educazione darsi un’amichevole stretta di mano; non solo ma basti pensare che il motto della F.I.D.E. è “Gens una sumus” e quello dell’I.C.C.F., i giocatori di scacchi per corrispondenza “Amici Sumus”.

E a proposito di amicizia e di fair play (correttezza) ricordo che, più o meno un terzo di secolo fa, incontrai Elio Troia nei locali del circolo di scacchi D.L.F. di Via Flavio Stilicone a Roma. Elio mi fece un’ottima impressione ma lo persi quasi subito di vista anche perché mi allontanai dal gioco per corrispondenza e anche se l’ho appena conosciuto posso lo stesso dire che era una brava persona. Si, avete letto bene: era. Perché, purtroppo, è morto da qualche mese (approfondimenti).

Perché l’ho voluto ricordare ? Perché nel dicembre scorso accettando l’invito, da parte di più d’uno degli amici scacchisti dell’A.S.I.G.C., a giocare in quarta scacchiera nel 2nd Chess 960 European Team Cup, la Semifinale dell’europeo a squadre dei Fischerandom, la variante di gioco inventata da Bobby Fischer con mia grande sorpresa era proprio Elio il Capitano della squadra.

E, nuovamente, già dal primo contatto, mi fece la stessa ottima impressione della prima volta; ci parlai più volte ed insieme ai tanti consigli tecnici ricevuti (sarebbe stata la mia prima esperienza di questo tipo, sia per la variante che per le modalità di gioco perché avrei dovuto giocare per la prima volta sul server dell’I.C.C.F.) infondeva sempre la voglia di vittoria in tutte le partite: voleva fortemente arrivare a giocare la Finale. Il torneo è partito regolarmente il 1° Febbraio (con lui in terza scacchiera e nelle prime due Augusto Caruso e Paolo Lanzani) e ora che Elio non c’è più gli dedico le mie (non molte) vittorie nel torneo e questo mio contributo al blog, il cui titolo non è stato scelto a caso.

Il World Cup 21 preliminaries 01 è stato il suo ultimo torneo vinto (+7 =5 -0) e nel 6th Webchess Open Tournament Semifinal 08 aveva recentemente ottenuto la norma del titolo Internazionale Corrispondence Chess Master (CCM).

Dalla sua pagina Facebook: “Gioco a scacchi per corrispondenza, oltre ad essere istruttore ed arbitro regionale sempre in ambito scacchistico. Istruttore di scuola alberghiera, sommelier professionista, maitre di sala.”; Elio era molto conosciuto ed apprezzato anche per la sua rubrica “IL CAVALLO DI TROIA” che teneva magistralmente.

Elio lassù, il più in alto possibile, incontrerà The Turk of Paradise e ne sono certo, gli stringerà amichevolmente e con fair play la mano prima e dopo la partita (Amici Sumus !).

Ciao Elio, RIP e divertiti tanto.


[1] Una sanguinosa guerra combattuta tra gli Achei e la potente città di Troia, presumibilmente attorno al 1250 a.C. o al 1194 a.C., nell’odierna Turchia.

[2] Grasso N., L’Imperatore che giocava coi Re, Mursia, 2016

[3] Standage T., IL TURCO, Nutrimenti srl, 2011, pag.118. Dell’accaduto vi sono varie versioni, forse questa è la meno attendibile ma è quella più “scenografica” per far meglio capire il carattere di Napoleone.

One thought on “Il cavallo di Troia e il fair play di Napoleone

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  1. Io Elio l’ho conosciuto (schacchisticamente parlando) come avversario nel lontano 2012 nel 12.mo campionato Asigc a squadre di serie B. Al di là del mero risultato mi ha colpito subito per il suo fair play e la sua gentilezza.
    Purtroppo non ho avuto l’occasione di conoscerlo di persona ma, anche a distanza, ho sempre avuto una grande stima nei suoi confronti prima come avversario e poi come capitano.
    Che dire, mi mancheranno i tuoi consigli e ancora di più mi mancherà la tua amicizia capitano.
    Paolo

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