Il Maestro d’Arco del Castello di Trento

(Roberto C.)
Il castello di Arco, un vero e proprio piccolo villaggio fortificato, fu edificato nel XII secolo a scopo difensivo. Federico d’Arco nel 1196 lo dichiarò possedimento fondiario, libero da obblighi e oneri feudali, degli abitanti della pieve di Arco ma poi si sa come vanno le cose…

Ci furono vari tentativi di assalto tra il Tre e il Quattrocento… tra Quattro e Cinquecento, i conti d’Arco costruirono le loro residenze intorno alla piazza centrale di Arco ed il castello si avviò verso un lento declino… nel 1614 ritornò nuovamente ai conti d’Arco, nel 1680 andò all’Imperatore Leopoldo II… nel 1703, durante la guerra di successione spagnola, l’armata francese lo bombardò ed il castello fu anche sfruttato come cava di pietra.

Nel frattempo la famiglia dei conti si era divisa in un ramo italiano e in uno tedesco, proprietarie in parti uguali del castello; nel 1927 la contessa Giovanna d’Arco, marchesa di Bagno, lo riacquistò diventando unica proprietaria. Poi nel 1982 il Comune di Arco ne decise l’acquisto e quattro anni dopo il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento avviò i lavori di restauro ed il castello si potè visitare.

Nella terza stanza, detta della stuetta, c’è la cosiddetta Sala dei Giochi, un ambiente quadrangolare di m. 5,60 x m.6,50, le cui quattro pareti presentano un ciclo di 18 affreschi, di cui sei praticamente cancellati, risalenti agli anni tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento; tra le varie scene, presenti anche i dadi e il backgammon, due sono a tema scacchistico.

13_Il precettore insegna le mosse
Terza scena (parete Sud): “Il precettore insegna le mosse”

Nella terza scena (parete Sud) si vedono quattro personaggi: due dame giocano a scacchi e due uomini, uno dei quali sembra essere Dante Alighieri intensamente osservato da Antonio d’Arco, il committente degli affreschi e signore del castello, che al tempo del ritratto doveva avere circa ventisei o ventisette anni; nella quattordicesima scena (parete Est), sono visibili una dama e un frate [1] che giocano a scacchi.

19_Dama gioca a scacchi con Frate
Quattordicesima scena (parete Est): “Dama gioca a scacchi con Frate”

Con tutte le riserve del caso, relative proprio alla fedeltà dottrinale del testo di riferimento, si potrebbe oggi dire, utilizzando un linguaggio cinematografico, che la “sceneggiatura” del Maestro d’Arco è “liberamente tratta dalla seconda cantica del poema dantesco[2].

Non si sa esattamente chi sia il “Maestro d’Arco” o chi abbia eseguito i dipinti ma è accertato che nel 1380 Antonio d’Arco scrisse al duca di Mantova Ludovico Gonzaga di concedere al pittore Graziolo il permesso di recarsi ad Arco per un certo tempo.

[Foto degli affreschi tratte da “Quando i castellani giocavani a scacchi…“,
pubblicato sul blog “arcoscacchi“]


[1] Verso il 1300 Jacopo da Cessole, frate dell’ordine dei Domenicani, scrisse il Liber de moribus hominum et officiis nobilium super ludo scachorum che, rappresentando i pezzi degli scacchi come fonte di ammaestramenti morali, ebbe grande diffusione fino a tutto il ‘400, testimoniata dagli oltre 250 manoscritti latini finora segnalati, contribuendo moltissimo alla diffusione degli scacchi in Italia.

[2] Ferretto Gian Maria:”Partita a scacchi con Dante Alighieri” L’esegesi del gioco degli scacchi e la lettura degli affreschi del Castello di Arco Edizioni G.M.E. 2009, pag. 148

2 thoughts on “Il Maestro d’Arco del Castello di Trento

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  1. Caro Sargon1957, è un grande piacere leggerti nuovamente e con questo nome; ben arrivato su questo blog 🙂 e grazie per questo tuo commento (un’ottima osservazione!) che mi da modo di precisare che l’utilizzo della scacchiera bicolore, come riportato in un antico codice del X secolo, non era ancora abbligatoria e poteva essere posizionata a scelta dei giocatori (da SANVITO A., ANTICHI MANOSCRITTI, raccolta di antichi documenti europei, Caissa Italia editore, 2008) mentre qui siamo all’inizio del XIV secolo ed è come minimo curioso…

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